Tutela penale dell’ambiente, per la Cassazione è una mezza delusione
Disposizioni trasversali/Aua

Con il recente Dlgs 121/2011 il Legislatore si è limitato a garantire l’adempimento alla direttiva 2008/99/Ce, senza riordinare, come pure era lecito attendersi, l’intera materia dei reati ambientali.
È questo il giudizio riassuntivo della Cassazione (relazione agosto 2011) sul provvedimento che a partire dal 16 agosto 2011 ha introdotto alcuni reati ambientali nel novero dei reati presupposto della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche ex Dlgs 231/2001.
Nella corposa disamina di tutte le novità legislative introdotte dal provvedimento, la Cassazione sottolinea negativamente l’assenza dall’elenco dei reati contenuto nel Dlgs 121/2011 di due “candidati naturali” quali le fattispecie di causazione di disastro ambientale (artt. 434 e 449 C.p.) e di avvelenamento di acque destinate all’alimentazione (artt. 439 e 452 C.p.), nonché le “discutibili” esclusioni delle contravvenzioni in materia di Aia, abbandono di rifiuti e scarichi di acque non pericolose.
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